Sedie in plastica

L’altro giorno ho preparato una scheda per un’amica che vorrebbe sostituire le sedie della sala da pranzo.

E’ una bellissima sala da pranzo di una casa d’epoca con un parquet originale molto particolare, una collezione di vasi in vetro, quadri senza cornice e collage di ricordi.

Il tavolo è moderno e ci piaceva l’idea di sostituire le sedie in policarbonato rosso della Kartell con altre sempre in materiale plastico e colorate, ne ho trovate molte che riprendono i colori dei quadri e dei vasi. Chissà chi sostituirà le vecchie FPE (acronimo di Fantastic Plastic Elastic, disegnata da Ron Arad nel 1997) che non andranno in pensione, anzi, traslocheranno in cucina dove il lavoro non gli mancherà!

Sedie in plastica

Otto regole di luce

Come ho scritto qui sono rimasta incantata dalla giornata passata ad ascoltare Mario Nanni di Viabizzuno e vorrei condividere questa esperienza.

Il suo lavoro segue 8 regole da lui definite.

Otto regole di luce artificiale

  1. presenza e assenza
  2. luce solo dove serve
  3. lo spessore della luce
  4. luce materiale da costruire
  5. elogio dell’ombra
  6. luce in movimento
  7. la luce genera colore
  8. l’emozione del nulla

Otto regole, non sono molte, sembrerebbe semplice. Sembrerebbe appunto perché alle 8 regole della luce artificiale si sommano le infinite regole della luce naturale 8 + ∞

La parola luce deriva dal latino lūx lūcis e significata brillante, bianco ma ognuno di noi dovrebbe dare alla luce una sua definizione, una sua dimensione.

Per un progettista la luce è un racconto, una storia, un elemento al servizio dell’architettura e la sua applicazione è molte volte EMPIRICA. Si possono eventualmente fare dei calcoli di verifica ma la luce deve essere provata e sperimentata. Per progettare con la luce bisogna essere pronti a rispondere alle esigenze più diverse.

Per progettare con la luce BISOGNA PARTIRE DALLA LUCE NATURALE, bisogna osservare e studiare la luce naturale per cercare di arrivare ad un progetto artificiale altrettanto valido.

Con Edison e l’invenzione della lampadina gli architetti hanno iniziato a non progettare più con la luce.

Studiando un impianto elettrico bisogna portare avanti 2 progetti; uno che sottolinea l’architettura ed uno che risponde alle esigenze di chi utilizzerà quello spazio. Non è la quantità di luce ma la giusta illuminazione che fa di un progetto un buon progetto.

Pensiamo ad un cielo illuminato da sole stelle, non è forse affascinante? La luce del fulmine sempre diversa, emozionante, talvolta paurosa può essere presa d’esempio anche per progettare un impianto rigoroso in modo da avere una luce che esce dal coro e fare così la differenza.

Il FUOCO è l’unica luce in grado di stimolare tutti i nostri sensi, ci ipnotizza.

Per una buona progettazione è fondamentale SAPER USARE LA GIUSTA FONTE. Ci sono 5 macro categorie:

  • incandescenza (a filamento)                                              _ 1878
  • alogene (a filamento)                                                           _ 1955
  • fluorescenti (nascono per illuminazioni industriali)    _ 1890
  • Induzione (sono molto costose)                                          _ 1893
  • a scarica di gas                                                                      _ 1910
  • Luce elettronica                                                                     _ 1962

Questo processo evolutivo c’è stato per avere un risparmio energetico e di prolungare sempre più la durata della lampadina ma la qualità dell’incandescenza rimane inarrivabile fino alla lampada elettronica che rimette tutto in discussione. La luce elettronica (i cosiddetti LED acronimo di ‘light emitting diode’) monopolizza il mercato, apre un nuovo mondo e cambia le regole della progettazione àla complica.

L’evoluzione della luce elettronica continua e negli ultimi 4/5 anni ha fatto passi da gigante. Le grandi aziende produttrici di lampade nel mondo erano 4 o 5 (Osram, Philips…), prima era facile sapere quali fossero i migliori prodotti di ognuna, ora i produttori di led sono migliaia e scegliere il giusto prodotto è complicato.

Mario Nanni paragona i led ad un medicinale. La parola led è una generica definizione di sorgente luminosa elettronica. L’aspirina non guarisce tutti i mali così come il led non risolve tutti i problemi di illuminazione, per questo preferisce parlare di SORGENTE ELETTRONICA. Quando si compra un prodotto elettronico se ne devono conoscere le caratteristiche, lo stesso vale per la scelta dei led. Nanni ha lottato per la sopravvivenza della lampadina ad incandescenza la cara vecchia E27, pur apprezzando le grandi potenzialità di queste nuove sorgenti luminose sostiene che prima di abbandonare drasticamente il vecchio sistema si avrebbe dovuto avere il tempo di creare una solida cultura del risparmio energetico, del VERO risparmio. I due sistemi avrebbero dovuto convivere fino a che non ci sarebbe stato un naturale definito passaggio al nuovo.

Come scegliere il giusto led. I parametri da prendere in considerazione sono:

 

  • K la temperatura colore si misura in Kelvin più elevata è la temperatura colore del led più freddo è il suo effetto luminoso (es. 5000 K = luce fredda bianca/blu – 2700-3000 K = luce calda bianco-giallo/rosso)
  • CRI o IRC o Ra (‘Color Rendering Index’ o ‘Indice di Resa Cromatica’) è un valore scaturito dalla media dei 15 colori che ogni buona sorgente luminosa deve avere (molti si fermano a 9 colori, sono insufficienti per una luce di quialità). R9 è un buon valore. Avere una luce di qualità vuol dire avere una luce il più possibile simile alla luce naturale. Quando un led nasce ha un diodo che emette luce blu, successivamente si depositano fosfori a seconda della quantità e qualità si ha una luce più o meno buona.
          • TANTO FORFORO = POCA LUCE di ALTA QUALITA’
          • POCO fosforo = MOLTA LUCE di BASSA QUALITA’
  • Curva di Planck
  • SDCM ‘Standard Deviation of Colour Maching’ definisce la tolleranza in termini di deviazione di colore da lampada a lampada. Per creare un sistema di illuminazione a led che sia efficiente negli anni bisogna garantire tutte le lampade abbiano prestazioni nell’ambito di una tolleranza accettabile in termini di deviazione del colore. Per definire la ‘tolleranza accettabile’ da lampada a lampada, i produttori di led hanno adottato la misura SDCM e l’ellissi di Mac Adam. Un SDCM di 1 step significa che non vi è differenza cromatica tra i chip LED, 2-3 SDCM indica che non vi è quasi alcuna differenza cromatica visibile. Una consistenza cromatica di 7 SDCM è accettata dal mercato.
  • Ellissi di Mac Adam misura la possibile variazione del colore intorno a queste assi, prima che l’occhio umano rilevi la variazione cromatica. È possibile tracciare una serie di ellissi intorno a ciascun colore obiettivo e, più vicina è una data lampada al colore obiettivo, minore è la deviazione del colore che si sperimenta quando queste lampade vengono posizionate una accanto all’altra in una installazione. La distanza dal punto obiettivo in ciascuna ellissi viene misurata in SDCM.

 

Le lampade a ioduri metalli hanno molta potenza e ne bastano poche, per ottenere la stessa luminosità con il led se ne devono utilizzare molti e questo fa si che l’errore si moltiplica al punto che sia visibile ai nostri occhi. Quando si progetta un impianto con utilizzo di led è molto importante decidere da quale produttore rifornirsi, deve essere lo stesso per tutte le lampade perché elementi con le stesse caratteristiche tecniche saranno sicuramente diversi, la possibilità di sbagliare è alta anche agli occhi più attenti. Bisogna scegliere il proprio led.

Uno dei problemi dei led è la dissipazione del calore _ E’ vero che il led non scalda frontalmente ma posteriormente sì. Scalda come una lampadina tradizionale la quantità di calore è minore perché minore è la potenza. E’ necessario costruire un sostegno adatto, bisogna dare la giusta carrozzeria al nostro ‘motore’. Per raffreddare i led esistono 2 tipi di dissipatore:

    • il dissipatore attivo che contiene un ventilatore per raffreddare il led, non è un sistema valido
    • il dissipatore passivo, un elemento in alluminio più grande per favorire lo scambio d’aria e mantenere la temperatura al di sotto degli 80°, perché funzioni al meglio il sistema di raffreddamento deve essere perpendicolare e non parallelo perché in questo modo si crea il moto d’aria. Il dissipatore passivo ha bisogno di più massa e di conseguenza i costi aumentano
    • il dissipatore dinamico è un sistema brevettato in cui l’aria ha un moto dinamico assume velocità e fa passare aria in una doppia camera, riesce a raffreddare più velocemente in uno spazio ridotto

Per realizzare un buon progetto il calcolo illuminotecnico è sicuramente utile ma a monte deve esserci un progetto, un pensiero, questa è la grande differenza; costruire di volta in volta senza seguire regole precise. Si deve lavorare con luce naturale ed artificiale insieme. Per fare un buon progetto di luce bisogna ascoltare e capire. L’architetto deve ascoltare il cliente e capire le sue esigenze. Il cliente da parte sua non ha quasi mai il coraggio o la consapevolezza di qual è il suo budget ma questo è un dato importantissimo per la buona riuscita del lavoro. E’ importante capire che spesso spendere poco inizialmente porta non solo ad un risultato non soddisfacente ma può anche portare a spendere di più nel tempo. Ad esempio se scelgo un sistema flessibile di facile manutenzione che mi dia la possibilità di cambiare nel tempo la potenza e le caratteristiche tecniche mantenendo la stessa struttura avrò una spesa iniziale più elevata ma che mi eviterà di dover sostituire tutto l’impianto. Avrò un risparmio economico ed “ecologico” perché lo smaltimento delle lampade led, dei supporti e dell’elettronica che serve per farli funzionare è un problema notevole che deve considerare anche il dispendio energetico utilizzato per produrle.

Non tutto mi è ancora chiaro ma continuerò a studiare.

capire i led